Riflessioni introduttive Seminario Estivo 2004

di Fabio Renzi - Segreteria Nazionale Legambiente

Data : 23 - 24 luglio 2004
Fonte : Convegno La scommessa della qualità italiana Ravello Festival 2004

Vi sono piú cose in cielo e in terra, Orazio, di quanto se ne sognano nella vostra filosofia
(Amleto – William Shakespeare)

Oggi la qualità delle relazioni sociali, delle condizioni ambientali, dei processi produttivi e delle caratteristiche dei prodotti, delle procedure decisionali ed amministrative, dell’offerta culturale e formativa come di quella turistica, dei servizi di assistenza e di cura alle persone, costituisce il vero carattere dello sviluppo delle nostre società.
Le persone e le comunità, i cittadini e gli utenti sempre più esprimono una domanda sociale di qualità alla quale le istituzioni, le imprese e più in generale la politica e la cultura devono rispondere.
E’ un orientamento che ha sempre guidato la riflessione e l’azione di Legambiente quando già venti anni fa individuavamo nell’ambientalismo un nuovo modo di interpretare lo sviluppo della società basato sulla qualità. L’Italia, e più in generale l’Europa, sono oggi un importante laboratorio per comprendere le dinamiche e i processi che segnano ed attraversano questo passaggio epocale.
È il caso dei tanti territori cresciuti sulla valorizzazione del “made in Italy” e delle produzioni tipiche dove l’incrocio tra saperi tradizionali e innovazioni tecnologiche sviluppa economie ad alto valore aggiunto, che producono più benessere e consumano meno energia e risorse fisiche. È il caso della rinascita di quell’Italia dei piccoli comuni in cui si trova custodito gran parte dell’intreccio di natura e di cultura che rappresenta la quintessenza del nostro paese.
È il caso dei tanti parchi e delle altre aree naturali protette impegnati oggi in un progetto in grado di coniugare al meglio conservazione e sviluppo locale.L’Italia di questi anni ha visto nascere una molteplicità di iniziative e di esperienze orientate alla qualità: dai siti e dalle aree riconosciuti come patrimonio storico, culturale e ambientale di rilevanza internazionale; dai territori e dalle imprese eco-certificate, per arrivare alle reti delle qualità territoriali che riscoprono, valorizzano e innovano antiche tradizioni e culture anche materiali, produzioni enogastronomiche tipiche e convenzionali. Un caleidoscopio dei tanti orgogli locali costitutivi dell’identità italiana.

Una molteplicità di istituzioni e di imprese che negli ultimi anni ha fatto dell’Italia uno dei paesi europei dove maggiore è stato il ricorso agli strumenti di gestione ambientale, per la qualità e la tutela delle produzioni. Il quinto paese a livello mondiale per la crescita di certificazioni ISO 14001: + 858 nell’anno 2002. Oggi ammontano a 2.844, relative a ben 3386 siti, di cui 4 province, 32 comuni, una comunità montana e 5 aree protette. Il primo paese in Europa con le sue 34 licenze Ecolabel e il quinto con 168 organizzazioni registrate EMAS, con una crescita annua del 60%, tra cui 3 comuni , una provincia e un area protetta. Una delle realtà più significative per l’applicazione di Agenda 21 con oltre 100 esperienze già avviate, considerando solo quelle promosse dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. L’Italia è inoltre il paese leader in campo mondiale nella certificazione etica con 75 aziende e con la prima applicazione territoriale ad un comune. Con 137 DOP, IGP e STG, oltre il 20% del totale comunitario l’Italia è leader europeo. Una vera e propria potenza mondiale della qualità agroalimentare se consideriamo anche le 311 DOC, le 24 DOCG, le 119 IGT e soprattutto i 3.700 prodotti tradizionali agroalimentari censiti dalle regioni e riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Complessivamente ben 4.291 prodotti. Inoltre sul piano della produzione biologica l’Italia è leader in Europa: oltre una impresa biologica su tre è italiana (37,7%) e la superficie nazionale coltivata rappresenta più di un quarto (27,7%) del totale coltivato a livello comunitario. Oltre 70.000 le aziende in tutta Italia che hanno raggiunto la certificazione utilizzando altri strumenti e migliaia di imprese e istituzioni che hanno dato vita a loro specifici marchi collettivi sia aziendali che territoriali. Il nostro paese, con ben 39, vanta il più alto numero di Siti iscritti nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco e il più esteso sistema di aree protette a livello europeo con oltre il 10% del territorio interessato da circa 780 aree protette. L’Italia è il paese dove centinaia di comuni, di comunità montane, di province e di parchi hanno dato vita a reti associative di riconoscimento e di promozione delle loro qualità territoriali e produttive, sulla base di autonomi e volontari statuti, regolamenti e disciplinari. Sono 1076 i comuni, il 13% del totale, che appartengono ad almeno una delle principali reti promosse direttamente dalle municipalità, di cui il 60% sono di piccole dimensioni con una popolazione inferiore ai 5000 abitanti. Con molti di loro in questi anni abbiamo sviluppato iniziative e collaborazioni e ci siamo ritrovati nel grande evento di Voler Bene all’Italia- Festa nazionale della PiccolaGrandeItalia. Emerge così l’immagine di un paese vivace e vitale che, partendo dal proprio patrimonio di identità locali, di orgogli imprenditoriali e di qualità territoriali, è capace di misurarsi con le innovazioni culturali, tecniche, amministrative e produttive necessarie per affermarsi nello scenario europeo e globale. Un’attitudine all’apertura come principale antidoto contro l’indebolimento, la marginalizzazione ed infine l’omologazione dei tanti territori e delle tante economie che sono il vero punto di forza del nostro paese.
Un’apertura a sistemi di relazioni più vasti che ha contestualmente rafforzato la trama delle reti locali, creando così più coesione sociale, attraverso un nuovo protagonismo delle istituzioni, nuove forme di collaborazione tra queste, le associazioni e le imprese, imponendo alla stessa politica di misurarsi con nuovi temi e dimensioni che attraversano trasversalmente la società.
Città e territori si sono alleati riconoscendosi depositari e custodi di comuni patrimoni identitari, acquisendo la consapevolezza del loro valore generale e promuovendoli a livello nazionale ed internazionale.
Si sono così sviluppati inediti ambienti creativi dai quali sono nate soluzioni innovative dal punto di vista produttivo, ma soprattutto comunicativo e promozionale, riaffermando così che la tradizione non è altro che un’innovazione ben riuscita e l’identità è sempre il risultato di una tensione progettuale e di un processo interpretativo. Un processo che va sostenuto con strategie politiche avanzate e rigorose in campo economico, culturale ed ambientale, consapevoli che l’obiettivo della qualità non è raggiungibile con la mera sommatoria dei riconoscimenti, delle registrazioni e delle certificazioni.

L’esperienza delle reti è particolarmente significativa perché supera una visione campanilistica, autoreferenziale e folkloristica da “piccolo è bello”, per approdare ad una nella quale è il mosaico che fa risaltare la preziosità della singola tessera. Un orientamento che oggi si impone anche a tante realtà produttive, anche distrettuali, che su quel vecchio adagio hanno indugiato per troppo tempo.Le reti appaiono così come un vero e proprio sistema nervoso delle qualità territoriali italiane in grado di trasmettere impulsi (attraverso le pubblicazioni, le ricerche, gli eventi, i siti, le fiere, iniziative legislative, …) e di connettere il grande produttore di vini internazionalmente riconosciuti con il piccolo viticultore impegnato a riscoprire antiche cultivar e specie autoctone. Possiamo affermare che le reti sono un patrimonio nazionale ed un’esperienza di successo che indica al paese la strada lungo la quale affermarsi ed essere competitivi nello scenario globale, rafforzando ed innovando il proprio patrimonio identitario che ha nel territorio la fonte della sua forza.Sono uno dei principali soggetti che possono far vincere al nostro paese la scommessa sulla qualità. Una scommessa che resta comunque impegnativa e difficile, ma che è la sola risposta che può allontanare gli scenari di declino del nostro paese. Perché questo avvenga è necessario individuare forme e strategie per la costruzione di nuove e decisive alleanze.Da un lato tra le reti stesse, dando vita ad una sorta di rete delle reti in grado non tanto di coordinare azioni ed eventi quanto di far contare negli orientamenti politici e culturali e nelle scelte istituzionali ed economiche un’idea di qualità indissolubilmente legata alle caratteristiche che rendono l’Italia così apprezzata ed amata. La rete delle reti è quindi una metafora che ci invita a costruire alleanze più vaste, coesioni più profonde, ambienti creativi più stimolanti. Dall’altro è fondamentale il dialogo e la collaborazione con quanti nel mondo delle imprese si muovono nella stessa direzione, dimostrando che si può essere forti nella dimensione globale se si compete sulla eccellenza che nelle nostre società è strettamente connessa con i diritti, la dignità dei lavoratori e la qualità del loro ambiente di vita. Condizioni fondamentali per costruire quel radicamento delle imprese sul territorio capace di generare quegli straordinari risultati tecnici e produttivi che sono alla base del successo e della forza del made in Italy.C’è un mondo imprenditoriale in Italia che dimostra quotidianamente che globalizzare ed internazionalizzare non significa delocalizzare. D'altronde Enzo Ferrari, l’inventore di uno dei miti più globalizzati oggi esistenti, volle che le sue macchine si producessero solo a Maranello, creando così uno straordinario luogo dove nascono e crescono competenza ed innovazione tecnologica e dando vita anche ad un mito territoriale.L’orientamento della nuova Confindustria di puntare sul rafforzamento e sulla capacità di leadership delle tante realtà industriali e produttive, territorialmente radicate e capaci di competere a livello globale, ne fa un interlocutore importante e stimolante, soprattutto per un mondo come quello delle reti delle qualità territoriali. E’ questa un’occasione da cogliere.

In questo nostro incontro annuale di Ravello proponiamo di avviare un confronto e una riflessione sulla costruzione di nuove alleanze tra il mondo delle reti, quello delle imprese e quello del credito per lanciare la sfida di un progetto comune per vincere la scommessa sulla qualità.

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