È importante credere fortemente in quella che chiamerei reversibilità del declino, per dare un segnale positivo al nostro Paese. In qualità di uomo di banca, posso dire che il sogno è l’altra faccia della responsabilità. Come ha detto Franco Pasquali: “chiunque abbia la responsabilità di classe dirigente del Paese, deve possedere la capacità di nutrire un sogno, una visione”. Non si mobilitano le risorse, non si fa sistema se non si ha una visione o un sogno. E il sogno è quello di un mondo in cui non c’è bisogno del dei parchi protetti, qualcosa da tutelare, lo stesso sistema di valori diventa parte del modo di essere di ognuno di noi. Troppo spesso la classe dirigente ha governato cercando di capire cosa gli altri si volevano sentir dire, rispondendo in modo opportunistico al mercato.
Il concetto di leadership, correlato al concetto di integrità, è legato al fatto di avere una visione. Sognare è dunque fondamentale: una grande azienda di credito deve avere una visione di ciò che intende diventare.
La parola “rete” suona più comune: in genere una banca viene considerata come una rete, e noi siamo una grande rete sul territorio. In Italia abbiamo 3000 sportelli, nell’Europa centrale 1500. Ma credo che sia importante considerare la rete in un'altra visione, un mercato. Che cos’è un mercato? Raramente ci troviamo a riflettere che nel Medioevo, ad esempio, esistevano le vie dedicate alle professioni: la via degli argentieri, la via dei cappellai, ecc. Ci si chiede come mai questi signori si mettessero uno di fianco all’altro, per quale motivo “facessero rete” in modo così compatto. In teoria si dovrebbe tendere a competere e quindi ad allontanarsi dagli altri per essere ben visibili e per distinguersi. Non è così: mercato vuol dire stare vicini, perché questo crea conoscenza. Il valore del costo di scambio si abbassa e il costo di transazione si abbatte in modo drammatico. C’è un valore crescente nello stare vicino, nel fare rete. Più si utilizza il mercato e più assume valore, che è dato dalla liquidità e dall’accettazione di regole. Il mercato deve avere la capacità, però, di saper escludere coloro che non rispettano le regole. La creazione di reti, vale a dire lo scambio di conoscenze all’interno del mercato e verso coloro che aderiscono al mercato, è il rispetto delle regole: tutto questo può portare ad un cambiamento radicale nel modo di pensare. Le reti hanno altre caratteristiche fondamentali: sono policentriche, nel senso che nell’ambito della rete non devono esserci centri di potere. E poi c’è il permeato della politica che deve dare l’indirizzo verso cui la rete deve puntare. Il mercato non coopta: rimani al suo interno solo se ne rispetti le regole perchè è un sistema estremamente democratico. Credo che per avere un pieno sviluppo democratico, anche sotto il profilo politico, bisogna avviare un corretto funzionamento delle regole di mercato, anche se viviamo in un Paese in cui il mercato è considerato una cosa “sporca”, perché veniamo da culture cattoliche o comuniste che, in linea di massima, non amano il mercato. Però il mercato, quello sano, non totalmente liberista, ma regolamentato, è l’adesione ad un sistema di regole. Per la qualità, in un sistema medio-piccolo, è fondamentale aderire ad un sistema di valori; è importantissimo parlare di qualità per tutte le realtà, ma paradossalmente di più per le realtà di grandi dimensioni. Una realtà di grandi dimensioni non può essere gestita sulla base di sistemi di comando e controllo, ma esclusivamente attraverso una forte adesione ad un sistema di valori che porta anche un grande gruppo come il nostro a operare in modo coerente, qualunque sia la declinazione territoriale, culturale ed economica nella quale si trova ad operare.
Noi oggi stiamo riscrivendo la “Carta dell’integrità”: all’inizio volevamo riscrivere il Codice etico, poi abbiamo deciso di riscrivere il Codice comportamentale, ma non ci piaceva chiamarlo comportamentale e lo abbiamo chiamato di integrità. Poi, confrontandoci con i sindacati, abbiamo pensato di chiamarlo “Carta dell’integrità”, visto che il sistema del codice è qualcosa che scende dall’alto. Di che cosa si tratta? È un insieme di valori condivisi. Noi crediamo che, aderendo a quel sistema di valori, i “nostri”, quando si troveranno davanti un cliente, si comporteranno in un determinato modo. Ed è importante parlare di qualità perché, non solo nei vini, c’è una fortissima domanda, da parte di chi si interfaccia con qualsiasi struttura economica o territoriale, per riconoscersi. Siamo convinti che tutto ciò possa creare valore sostenibile nel tempo. Abbiamo smesso di parlare della profittabilità dell’azienda, vogliamo parlare di valore dell’azienda. La nostra azienda è costituita da persone e da un sistema di valori: la qualità è uno degli elementi che ci può rendere riconoscibili. Riuscire a far vivere un sistema di valori rappresenta una sfida all’interno di qualsiasi organizzazione – comunità o azienda - e credo che questo sia il motivo fondamentale per cui dobbiamo parlare in modo più determinato di qualità.
Le Reti, il Sogno e la Qualità
di Alessandro Profumo AD Unicredito Italiano
Data : 23 - 24 luglio 2004
Fonte : Convegno La scommessa della qualità italiana Ravello Festival 2004