La concorrenza fra imprese è, in misura crescente, una scelta strategica sull’ampiezza della varietà di prodotti e servizi che meglio rispecchia la diversità di preferenze e potere di acquisto dei consumatori: l’impresa produce e offre una molteplicità di versioni di un dato bene, e la concorrenza di prezzo in un mercato con un prodotto omogeneo è in realtà una concorrenza sulla miglior combinazione prezzo-qualità. Una differenziazione dei beni che risponda a un effettivo bisogno del consumatore equivale alla creazione di nuovi prodotti per nuovi mercati, cioè la strada maestra per la crescita dell’impresa e dell’economia. E’ quindi plausibile ipotizzare che la competizione fra imprese generi una varietà elevata, spesso crescente, con un incessante sostituzione dei modelli offerti.
Abbiamo misurato la varietà offerta nel mercato dell’auto in Italia, identificando ciascuna marca-modello-versione offerta (ad esempio Fiat Punto 1.2. Dynamic) e le indicazioni emerse confermano l’esistenza di una elevata varietà di versioni che, in questo mercato, risulta anche crescente. Il numero di versioni offerte sul mercato automobilistico italiano era, nel 2001, di circa 3.000 unità, mentre era di poco piú di 2.100 unità nel 1996: nel giro di soli cinque anni la “varietà” offerta è aumentata del +38 percento. Il fenomeno non riguarda solo le automobili: per i veicoli commerciali, infatti, la “varietà” delle versioni offerte è aumentata da poco piú di 1.200 nel 1996, a poco piú di 2.100 nel 2001, con un aumento del +72 percento. Le versioni proposte sono altresí soggette a frequenti modifiche: ad esempio nel mercato dell’auto il numero di modifiche alle versioni esistenti – pari a circa 3.000 – è stato di circa 8.700: cioè in media quasi 3 modifiche per ciascuna versione offerta sul mercato (Campiglio, 2002).
Una grande catena di supermercati offre migliaia di beni (si stima 40 mila nel caso di Walmart) e per una di queste abbiamo stimato il turnover di prodotti sugli scaffali, mese per mese nel biennio 1999-2000. Ponendo uguale a 100 il numero di riferimenti di prodotto all’inizio di ciascun anno (escludendo i prodotti stagionali), il 18 percento era stato cancellato e il 25-30 percento introdotto come nuova offerta nel corso dell’anno. Anche in questo caso la varietà di beni offerti è in aumento e il tasso di sostituzione dei beni offerti è elevato. In questo caso il concetto di varietà è piú ampio e si riferisce sia a diversi prodotti che alla diversificazione del medesimo prodotto.
Nel confronto fra paesi emerge altresí una relazione significativa fra varietà dei prodotti e livello produttività totale dei fattori: vi sono altresí indicazioni sull’esistenza di un legame significativo fra il tasso di crescita della varietà dei prodotti e la il tasso di crescita sulla produttività totale dei fattori (Addison, 2002).
La varietà dei prodotti si incrocia con la varietà dei territori su cui operano le imprese produttrici: l’esistenza di un legame forte fra varietà di un prodotto e un dato territorio è all’origine dei distretti industriali e della loro specializzazione produttiva. L’origine del vantaggio competitivo di un territorio puó risiedere in caratteristiche ambientali oppure nel patrimonio di risorse e tradizioni che ne definiscono la tradizione.
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