Gli obiettivi e le strategie del QSN

Intervento di Antonio Nicoletti - Responsabile nazionale Aree Protette e Territorio Legambiente

Data : 23 novembre 2006 - 30 novembre -1
Fonte : Il progetto della Qualità. I Fondi strutturali 2007- 2013 tra flussi luoghi e soggetti

Finalizzare la politica regionale a obiettivi di produttività, competitività e innovazione; porre attenzione al fattore umano, alla qualità della vita, all’ inclusione sociale, all’ ambiente e alle pari opportunità. Sono questi gli obiettivi e le priorità della programmazione dei Fondi Strutturali per il periodo 2007-2013.
Una strategia che si articola in 4 macro obiettivi (sviluppare i circuiti della conoscenza; accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; internazionalizzare e modernizzare) e in 10 priorità tematiche che si articolano a loro volta in obiettivi specifici e strumenti di intervento.
Nella nuova programmazione viene riconosciuto un ruolo di fondamentale importanza alla qualità ambientale e all’uso sostenibile delle risorse naturali, identificando, tra gli elementi di recupero del divario regionale, nuovi modelli di servizi e tipologie di infrastrutturazione ambientale fondati anche sulla realizzazione di filiere produttive collegate alla ricerca e alla innovazione.
La priorità 3, “uso sostenibile e efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo”, si articola in un obiettivo generale e in quattro obiettivi specifici, riferiti rispettivamente ai temi: energia; gestione delle risorse idriche, difesa del suolo e prevenzione dei rischi naturali; gestione dei rifiuti e della bonifica dei siti inquinati e alla cooperazione territoriale in campo ambientale. La priorità 5, “valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività per lo sviluppo”, considera invece rilevante continuare a scommettere sulla valorizzazione degli asset naturali e culturali che possono divenire occasione di sviluppo anche per territori assai diversi, a condizione che si individuino progetti effettivamente capaci di attivare la filiera del turismo culturale e ambientale, e che ci si concentri su progetti di eccellenza in grado di sfruttare le potenzialità dei grandi attrattori culturali e naturali che già beneficiano di flussi di domanda turistica internazionale.
L’ambiente è un fattore di competitività rilevante per le Regioni del Mezzogiorno, le quali, nonostante gli avanzamenti istituzionali e i parziali risultati conseguiti nella programmazione 2000-2006, soprattutto per quelle dell’Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), che restano penalizzate da divari ancora elevati nella disponibilità e qualità di servizi essenziali per cittadini e imprese, per la debolezza del rapporto fra Stato e cittadini e da decenni di errori dell’azione pubblica, dal radicamento e pervasività della criminalità organizzata, dai fenomeni acuti di esclusione sociale e dalla stessa percezione negativa dell’area che ne riduce l’attrattività per persone e capitali. Ma dove, al contempo, sono presenti grandi opportunità di sviluppo connesse alla compresenza di fattori climatici e di beni artistici e culturali (il 52 % delle aree protette e dei siti naturali, quasi il 10% del totale nazionale, si trova nel Mezzogiorno) che fanno del Sud un luogo di enormi potenzialità di sviluppo turistico, e quelli che potrebbero derivare dallo sfruttamento della collocazione dell’area nel Mediterraneo. Per il Mezzogiorno, inoltre, una opportunità è rappresentata dall’attitudine partenariale delle otto Regioni, che deriva da una storica condivisione dei problemi, che ne ha rafforzato la capacità di coordinamento e di avviare iniziative interregionali volte a rimuovere i vincoli comuni allo sviluppo.
L’efficace attuazione della politica regionale, come ha dimostrato l’esperienza della programmazione 2000-2006, è subordinata alla salvaguardia della sua aggiuntività compromessa da una inadeguata mobilitazione della politica ordinaria, alla piena applicazione delle direttive comunitarie in materia ambientale e una piú decisa apertura al mercato, al potenziamento della capacità di pianificazione, al rafforzamento della governance e accelerando il rientro all’ordinarietà.

 

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